Era il lontano 1999, quando Shigetaka Kurita, designer giapponese che lavorava nel team della NTT DOCOMO, una delle più importanti compagnie nipponiche di telefonia, ideò la prima emoji. Lo scopo era semplice: creare, attraverso lo studio di segnali stradali, ideogrammi e manga un linguaggio intuitivo, basato su simboli capaci di trasmettere istantaneamente un messaggio.
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Questo spartano insieme di immagini, integrate nei telefoni nello stesso anno con le dimensioni di 12x12 pixel, ha rivoluzionato il mondo della telefonia, tanto che, dopo soli vent’anni, sono diventate indispensabili; non importa l’età o lo status sociale, più nessuno concepisce l’idea di comunicare un messaggio senza inserire l’immagine di una faccina sorridente, una tazza di caffè o del sushi, anche quando superfluo.
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Questo uno dei motivi per cui da questo mese al MoMA di New York è possibile vedere la raccolta originale di emoji, composta di 176 simboli dalle linee rudimentali e spesso illeggibili, su un display che incorpora grafiche 2-D e animazione. Il museo ha, infatti, recentemente acquistato l’intera collezione per inserirla nella selezione permanente di opere contemporanee, cosa che ha prodotto reazioni contrastanti nel mondo dei critici dell’arte.
"Con l’avvento delle email negli anni ’70, trasmettere il tono e l’emozione dei messaggi è diventato sia difficile che urgentemente importante. Combinate con il testo, queste semplici immagini permettono di trasferire diverse sfumature di significato." Paul Galloway, design specialist del MoMA
La risposta a chi ritiene che il museo corra il rischio di trasformarsi in un "emporio post-moderno" viene da Paola Antonelli, senior curator del MoMA per il dipartimento di architettura e design, che ha dichiarato:
"Sin dall'inizio della sua attività nel 1929, il museo ha raccolto ed esposto l'arte e il design del nostro tempo ed è per questo motivo che il museo conta tra le sue opere vari tipi di "oggetti digitali”, il simbolo @ e anche dei videogiochi. Oggi gli emoji disponibili sono oltre 2.000 e ogni giorno vengono utilizzati dagli utenti di tutto il mondo soprattutto nelle chat, per questo motivo, possiamo dire che, in un certo senso, abbiamo acquisito una nuova piattaforma di comunicazione basata sulla più antica forma di comunicazione, gli ideogrammi. È affascinante come le diverse epoche sono in qualche modo connesse tra loro."